
Perché alcune persone non “sentono” nulla con una campana tibetana
Tra Cielo e Terra nasce nel 2012 come idea che si concretizza l’anno successivo anche con il negozio fisico.
Tra clienti, amici, corsi di meditazione e corsi di campane tibetane, sono passate da qui un po’ di persone.
Rispetto alle campane tibetane, differenti sono state le reazioni di chi magari le ascoltava o provava per la prima volta.
Andiamo insieme a vedere perchè questo accade e di come e cosa può influenzare l’ascolto e l’esperienza.
Siamo fatti in modo diverso: la nostra ricchezza
Ognuno di noi porta con sè una storia, o se preferite un “bagaglio”, che fa sì che in questo spazio/tempo sia un essere unico ed irripetibile.
L’insieme di ciò che è stato vissuto, le esperienza comprese, quelle ancora da sperimentare, rendono l’insieme della coscienza di ognuno un patrimonio per l’umanità, una cellula che si lega alle altre, interagendo e “scambiano” informazioni, esperienze, vita, che si incastrano perfettamente con le cellule vicine.
Sapete quella cosa del tipo “siamo sempre al posto giusto nel momento giusto?”, beh è così, potete averne esperienza e concordare oppure non concordare e attendere che l’esperienza faccia il suo corso…
Tante reazioni, un’unica campana tibetana
Per quanto detto sopra, va da sè che ognuno con il proprio bagaglio rappresenta un “mosaico” di coscienza che reagirà in modo diverso ad uno stesso stimolo.
Se ho a che fare con l’avarizia, un’esperienza “conclusa” rispetto questa qualità mi farà osservare e magari anche provare compassione per chi sta sperimentando quella frequenza, se invece in me si creano dei moti di avversione, repulsione, attrito, significa che ancora qualcosa risuona con quella vibrazione.
Allo stesso modo per le campane tibetane, una stessa frequenza può provocare in qualcuno pace e rilassatezza, in qualcun’altro tristezza e nostalgia, in altri rabbia e così via.
Tutto dipende dall’interazione tra ciò che viene emesso (in questo caso dalla campana ma badate che lo stesso si può dire nei rapporti umani “perchè quando parla quella persona mi sento particolarmente irritato?” “perchè non riesco a distaccarmi dalla tristezza e angoscia che mi viene trasmessa?”) e il soggetto “ricevente”.
In una parola, assonanza.
Il nostro scopo è quello di elevare il più possibile la nostra frequenza affinchè non possa più essere “agganciata” da ciò che vorrebbe trascinarla in basso, ma prima di arrivare a ciò dovremo necessariamente fare esperienza del resto.
Si può veramente non sentire nulla?
In tanti anni questa è l’unica reazione che non mi è capitata spesso, solitamente c’è, anche se blanda, una qualche sorta di reazione. Anche dal punto di vista fisico, questo incontro di frequenze (tra noi e la campana tibetana) non può non sortire effetti.
Quello che può succedere invece è che data una determinata frequenza, questa vada a contattare uno spazio di coscienza ancora non pronto a recepirla, quello spazio è protetto, come se avesse un’armatura, quindi in quel caso è bene che la vita faccia il suo corso con il suo tempo e non forzare ulteriormente la mano, cosa che potrebbe causare anche serie reazioni.
Attenzione, presenza e ascolto sono caratteristiche che dovremmo tutti maturare, nell’ultilizzo delle campane come nella vita di tutti i giorni, nella relazione con noi stessi, gli altri e la vita.
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La differenza è l’esperienza.